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Si ricomincia... Vi aspetto...
E' da oggi pomeriggio che vivo come immersa in una bolla di sapone... V., la mia migliore amica, quella per la quale non è mai esistito un segreto, la "compare" di mille cazzate, l'unica donna con la quale avrei voluto vivere, la mia anima esterna, oggi mi ha comunicato di essere incinta. E' un'emozione immensa, una gioia che ho provato pochissime volte nella vita. La felicità di sapere che un piccolo esserino arriverà a rendere orgogliosa una donna che, ne sono sicura, sarà una madre meravigliosa ed unica.
Vorrei che questi 9 mesi volassero, che fosse già fine ottobre per poter tenere fra le braccia il frugoletto (o la frugoletta) e vedere come sarà...
Felicità...
Mi hanno beccata che dall'ufficio navigavo su Monster. Ho negato fino allo sfinimento, fino a quando, per l'esattezza, il ragazzo che si occupa dei computer non ha finito di prodigarsi per raccogliere prove della mia colpevolezza. Ho dovuto capitolare, peggiorando così una situazione che aveva raggiunto ormai dimensioni da paradosso.
Il titolare sono mesi (da poco dopo avermi assunta, per l'esattezza) che si lamenta di me. Poco "motivata", secondo lui. Capisco bene la sua perplessità: una lettera di richiamo per essere entrata 3 volte in ritardo la mattina (incidenti sulla strada che mi hanno impedito di coprire i 10 km tra casa e ufficio nel tempo normale), avermi schiaffata alla contabilità fornitori senza che io ne avessi il benchè minimo titolo (mai fatto ragioneria in vita mia), darmi della deficiente ad ogni occasione, avermi minacciata di licenziarmi perchè con la nana ammalata sono rimasta a casa con lei. Davvero, capisco bene la sua perplessità: non c'è effettivamente nessun motivo valido perchè io possa desiderare un altro posto di lavoro.
Vergogna su di me, quindi, che ingrata lo tradisco così, pugnalandolo alle spalle.
Ho dato le dimissioni. Ok, lo so che mi sarei dovuta far licenziare, ma non ce l'ho fatta. Comunque ho sbagliato a negare, gli ho dato il coltello dalla parte del manico, da stupida. E io, che cerco sempre di essere onesta, di non fare mai nulla di riprorevole, trovandomi in fallo sono andata nel panico più totale. Panico vero, panico totale. Una figura di merda di portata intergalattica, per dirla chiara.
Fino al 31 marzo, ultimo giorno di lavoro, non potrò più restare negli uffici durante la pausa pranzo. Potrò sostare in capannone, ma comunque guardata a vista da uno qualsiasi degli operai. Nessuno osa parlarmi, mi guardano tutti come se davvero avessi ammazzato qualcuno, avessi rubato soldi. Il titolare si è definito: "deluso", "pugnalato alle spalle", come se davvero lui si fosse fidato ciecamente di me. Poverino.
Ma ho dato le dimissioni. E anche se continuo ad interrogarmi sulla possibilità di chiedere scusa, giusto perchè alle bollette delle mie frustrazioni professionali non glie ne può fregare di meno, provo un misto di vergogna/tristezza/ansia/paura.
Non sarà facile. Non lo sarà per nulla.
Come sempre, però, l'ammmmore mio mi è accanto, mi coccola e sopporta spingendomi a reagire. Mia madre tiene per sè tutte le cose che pensa e mi offre aiuto, come sempre.
Vedremo... Come dice Peiadi, in un mondo precario non è certo perdere il lavoro il problema più grande. Soprattutto se consideriamo che stavo perdendo la salute...
Sono pigra e svogliata. Si, insomma, lo sono più del solito, cosa che a molti sembrerà impensabile, ma tant'è. Invischiata in questa vita che non sento più mia, che mi appartiene come un paio di scarpe più piccolo di 2 numeri. Inchiodata a questa scrivania, senza poter guardare in alto, troppo occupata a schivare le mine anti-tutto disseminate ovunque...
Io non sono così. io non passo il week end ammorbata nel letto a guardare "Carabinieri". Io non sbotto per ogni minima cazzata, non ho l'indole per sopportare i nervi che friggono. Io non tratto male mia figlia perchè canta, il mio uomo perchè cerca di farmi reagire, mia madre perchè si preoccupa e mio padre... Bhè, mio padre si, a prescindere, ma questa è un'altra storia...
Io non latito con gli amici, le persone care... Mi dimentico dei compleanni, da sempre, ma ci sono comunque, con e-mail, sms, pensieri... Io non lascio che poche centinaia di km mi separino dalle persone importanti, non lascio che i giorni fluiscano in questo nulla travestito da tutto. Io non smetto di leggere un libro che mi piace solo perchè mi stanca aprirlo alla pagina giusta. Io non smetto di leggere i quotidiani perchè mi fa paura la realtà, tanto meno lascio che il Grande Fratello imperversi nella mia vita. Non lascio che tutte le mie serate siano scandite da appuntamenti con fiction più o meno interessanti, che divoro con gli occhi e con il cuore, cercando in quel nulla la speranza che inizio a perdere per tutto.
La mia storia d'amore va bene. Non perchè io ci stia mettendo impegno, ma perchè lui mi ama in modo totale ed indiscutibile. Penso che stare con me sia facile come stare con un istrice schizofrenico: non sai mai quando pungerà... Sono capace di sopportare discussioni vecchie e logoranti con la calma di un Buddha e poi, per un' inezia, aggredire come un pittbull. La nana sopporta anche lei, piccola donna coraggiosa, questa mamma un pò strana e sempre stanca...
La realtà è che questo lavoro mi sta annullando, annientando, rendendo grigia e priva di voglia di vivere. Ci sono mattine che non ho più nemmeno la forza di indignarmi per ciò che vivo... E qusto è forse il segnale più grave di tutto il resto...
Ma io non vedo soluzioni...
In Piemonte si chiamano "Bugie". In Lombardia si chiamano "Chiacchiere". Qui, in Toscana, si chiamano "Cenci". Ma, se prescindiamo dal nome, il contenuto è sostanzialmente uguale... E' sui "tortelli", che qui vengono chiamati "frittelle", che la differenza, invece, è sostanziale. Per i non lombardi, i tortelli sono delle palline di pasta tipo "choux", che viene fritta e poi ricoperta di zucchero semolato. Leggeri, semi-vuoti, spesso si trovano anche ripieni di crema pasticcera. Con 1 hg di tortelli puoi serenamente mandare a quel paese 2 settimane di dieta e fare una ricca merenda...
Le frittelle, invece, hanno il peso specifico del piombo. Sono fatti di pasta "piena", sempre fritti e passati nello zucchero. Di riempirli con la crema qui non ci pensano nemmeno, anche perchè altrimenti diventerebbero delle armi improprie e non potrebbero venderle. Mi sono lasciata abbindolare dal profumo intenso di vaniglia che scaturiva dalle confezioni chiuse, proprio all'inizio della corsia preposta ad ospitarle, all'Esselunga. Ecco, già solo il fatto che il profumo riuscisse a vincere qualsiasi involucro doveva insospettirmi. Ma come chi mi conosce sa bene, io alla vaniglia non so resistere e, quindi, ho comprato 8 frittelle al costo di 3 € e qualcosa (con 3 €, di tortelli vuoti ne compri abbastanza da arrivare almeno a Pasqua). Ed al primo, ho rischiato di svenire. Terribili.
A questo, aggiungiamo anche che per arrivare a Firenze mi sono persa, perchè i Fiorentini sono disordinati, invadono 3 corsie di una strada senza nessuna legge logica, così, come gli viene. E non puoi superare a sinistra, a destra, fai anche fatica ad andare dritta. Sei obbligata a cedere alla legge del più forte, a lasciare che siano gli altri a portarti dove tu non vuoi. E quel posto infernale, che si chiama "Viadotto dell'Indiano", ti farà fare kilometri senza darti la minima possibilità di ammettere l'errore e farti tornare indietro. E quando finalmente riuscirai ad uscire da quel percorso forzato, ti troverai davanti la scritta "Firenze" con una fantastica striscia rossa sopra. E ti verrà voglia di fermare la macchina, scendere, sederti in mezzo alla strada e dire: "Ok, mi avete portata fino a qui. Adesso, da bravi, mi riportate al punto da cui sono partita".
Ma alla fine, con molta classe (o culo, che dir si voglia), riuscirai nuovamente a trovare la strada giusta, fare quello che devi fare, scoprire che quindi quel viaggio è stato inutile e, ciliegina sulla torta, farai la conoscenza anche delle frittelle.
Quando sono tornata a casa, giuro, ho avuto la tentazione di imitare un personaggio famoso: inchinarmi e baciare il pavimento..
Abbracciami. Anche lontano. Con il pensiero.
Nonostante le giornate buie, i tempi sempre troppo stretti, le difficoltà... Io non ho sbagliato.
Finchè mi amerete così, entrambi, no: io non ho sbagliato.
Finiti. Volati. Terminati. In un soffio, un lampo, con una velocità crudele e spietata.
Giorni passati intorno ad un tavolo, vicino ai fornelli, in giro per mercati e supermercati a cercare cibi di tutti i tipi, a comprare cose per la casa, a dare baci, fare e ricevere coccole, a coltivare con ferma ostinazione la serenità di questa famiglia "allargata".
Ci amiamo, ci scanniamo, facciamo pace, litighiamo, piangiamo, ridiamo, ci prendiamo in giro, parliamo seriamente. Siamo noi, quest'anno con la sorella del mio uomo in più e il resto della cricca in meno. Ma il 6 sarà di nuovo festa, amore, amicizia e, ovviamente, cibo.
Finiti. Volati. Terminati. In un soffio, un lampo, con una velocità crudele e spietata.
C'è un cimitero che amo molto ma in cui non vado mai. E' posizionato a picco su una valle, una valle stupenda e quasi sempre inondata di sole. In questo periodo, poi, lo trovoun luogo ancora più magico ed emozionante, con gli alberi spogli che gli aprono ancora di più l'orizzonte.
C'è un loculo, in questo cimitero, in cui riposano 2 persone. Uno è il mio nonno Giuseppe, morto in un incidente stradale quando mio papà era giovincello. L'altra persona che riposa, con lui, è la mia "mamma bis", la nonna Marie. Nata in Francia da genitori italiani sfollati, non ha mai imparato l'esatta collocazione delle doppie (cottone nella lista della spesa era un must irrinunciabile) e, soprattutto, non ha mai voluto imparare le parole inglesi (per lei diesel si è sempre letto com'è scritto).
Ha sopportarto la sottoscritta per tutta l'infanzia e poi per buona parte dell'adolescenza. Quando i miei si trasferirono a Milano, infatti, io vissi con lei 6 mesi per poter finire la prima superiore. Di me sapeva tutto, anche quello che mai le avrei raccontato e, come ogni brava nonna, ha sempre mantenuto i miei segreti. E' stata lei a fornirmi le migliori armi di difesa contro mio padre e, sempre lei, è stata quella che ha fatto ragionare in più occasioni mia madre.
La nonna era una donna incredibile: a più di 60 anni prese il treno con la sua migliore amica e, sotto un diluvio torrenziale, andò a vedere il suo Torino in trasferta a Perugia con gli ultrà granata. Era immancabile la sua telefonata di condoglianze a mio padre, ogni volta che la Juve perdeva come, immancabile, era la fuga di mio padre quando la partita persa era un derby.
La nonna aveva frequentato solo fino alla 5^ elementare. Ma nonostante questo, la sua passione erano i libri che, riconoscenti, le hanno permesso di acquisire una cultura così vasta che avrebbe sicuramente fatto invidia ad un sacco di diplomati. Ha cucito in casa le fodere delle pelliccie per tutta la vita, lavorando principalmente di notte per poter seguire mio padre prima e me dopo. Alla morte del nonno, ha buttato via il letto matrimoniale, si è comprata un letto singolo e di uomini non ne ha più voluto sapere, nonostante lei fosse giovanissima. In più, è entrata in menopausa precoce subito dopo il lutto, così da sancire definitivamente il suo voto d'amore.
Me la ricordo, alta e sorridente, con tutte le sue manie: i capelli sempre perfettamente in ordine, le unghie lunghe e laccate di rosso fuoco, mai un filo di trucco, la televisione sempre al volume minimo e la voce sottile e sussurrante, come a non voler mai disturbare. Me la ricordo avvolta nello scialle di lana, che fosse estate o inverno, mentre ai ferri preparava un maglione per me o per mio padre. Me la ricordo mentre le preparo il thè e, in piemontese, mi racconta la storia della nostra famiglia. Me la ricordo abbracciata a mia madre, mentre si fanno le coccole, suocera sempre dalla parte della nuora, a prescindere. Me la ricordo mentre mi racconta sorridendo, la sera prima di morire, che il nonno è andato a chiamarla in sogno e le ha detto: "Che ne dici, è ora che ci ritroviamo, no?" Me la ricordo mentre sforna la torta di mele o mentre, china, raccoglie le erbe per prepararmi la sua frittata.
Nell'urna con le sue ceneri, c'è una piccola "V" d'oro a farle compagnia. Perchè lei sappia che mai potrei dimenticata e che, soprattutto, sto provvedendo perchè il suo ricordo non si chiuda con me ma continui anche con la nana.
Io non sono credente. Ma amo pensare che ovunque lei sia in questo momento, mi osservi e, in qualche modo, vegli su di me e sulla mia piccola.
La nana la definisce "il suo angelo custode" e, in fondo, sono convinta che davvero sia così.
La casa è un marasma. Non che prima non lo fosse, ma da quando c'è quella nuova di cui occuparsi, questa in cui viviamo è sempre più somigliante ad un magazzino.
In entrata staziona, ormai pietrificato, lo stendino con le lenzuola che non asciugano mai (e che per questo motivo, vengono tolte dallo stendino per tornare, meste e puzzolenti di umido, nella lavatrice, in un giro vizioso senza fine). Poco più in là, verso "la sala" (per la serie:quando le parole possono mistificare la realtà), bivaccano ormai da settimane i borsoni pieni del risultato della mia avventura alla lavanderia a gettoni; attendono speranzosi che a "qualcuno" venga la voglia di stirarne il contenuto. Inutile dire che il mio cuore non prova pena e che, tanto meno, il fisico risenta della fatica di aggirare quel mucchio informe. Passeranno a "miglior vita" nel cambio di casa, quando finalmente avremo un armadio a disposizione.
In questo delirio, al cui paragone il disordine picassiano in cui languiva la casa milanese impallidirebbe, anche gli oggetti si ribellano. E così, il catalogo Ikea che ormai era diventato nostro compagno quotidiano di lettura e confronto, da ieri sera è dato per disperso. Non c'è stato modo di trovarlo, nonostante lo si sia cercato ovunque: nel bagno, luogo in cui io l'ho avvistato l'ultima volta pochi giorni fa, nei giochi della Nana, sotto e dietro il divano, nella pila di giornali e volantini sopra la credenza, in mezzo ai libri e sotto il piumone del nostro letto. Niente. Sparito.
Secondo me, anche lui stufo di essere sfogliato a tutte le ore del giorno e della notte, di assistere a liti più o meno civili su quale colore delle ante sia preferibile per l'armadio, su osservazioni più o meno pertinenti a proposito di lavelli da cucina et similia, secondo me, dicevo, si è semplicemente suicidato gettandosi nel sacco dei giornali (Vanity Fair in testa) che qualche giorno addietro abbiamo buttato via. Ma questa mia convinzione cozza sonoramente con la versione del mio uomo che sostiene di averlo visto ieri mattina sul divano.
Il risultato, comunque, è stato lo sgomento generale: ovviamente ieri sera il catalogo ci serviva davvero, dovendo comporre l'armadio da acquistare.
La serata è così passata con due amletici dubbi: "Ma chi cavolo è la Talpa?" e "ma il catalogo dell'Ikea, dov'è finito?"
Son problemi...
Priva di idee ed ispirazione... Mi dedico alla casa nuova, alle mille spese, al lavoro sempre più "surreale" e ai miei amori...
Voi cercate di stare bene, io tornerò appena avrò qualcosa di un minimo interessante, fosse anche solo interessante per me, da raccontare...
Sarà bellissima. Luminosa, piena di luce e calore, ci accoglierà tutti i giorni. La voglio satura di risate, di Amore, di coccole e felicità.
Sarà fantastica con l'albero addobbato a festa, le luci per tutta la casa e il profumo dei dolci e del cibo che vagola per tutte le stanze. Sarà meraviglioso svegliarsi la mattina, correre in sala, aprire i regali, fare colazione con la tovaglia rossa e ridere tutti insieme.
E chissà, magari un domani potrà esserci quel batuffolino di pelo che tanto desideriamo, sempre che anche i prezzi dei cani subiscano un collasso prima che questo colpisca noi...
Signore e signori, ieri abbiamo firmato il contratto di locazione per la casa nuova. Grande, vecchia e tutta da risistemare.
Ma credetemi, è una casa con un enorme potenziale inespresso che, sono sicura, con qualche accorgimento e un pò di buona volontà, diventerà meravigliosa.
Famiglia
Ne avevo bisogno. Si, avevo bisogno di un pranzo pantagruelico, iniziato tardi e finito ancora più tardi. Avevo bisogno delle risate, delle chiacchiere, delle tirate d'orecchie, delle dichiarazioni d'amore e, ammettiamolo, anche delle traduzioni per i miei "problemi di comunicazione"...
Avevo bisogno di voi perchè, anche se felice, sono comunque lontana. Ed essere lontana da voi significa inesorabilmente essere anche lontana da una parte di me. Quella che è capace di farsi sgridare e ammutolire, proprio come una bimba capricciosa.
Non ho bisogno di difendermi. Non sempre. Grazie anche a voi che mi aiutate a ricordarlo...
Vi adoro...
Tornare a casa. Che poi "casa" non è più, anche se una piccola parte del mio cuore si ostina ad albergare fra queste mura...
Osservare l'autunno che dipinge il tragitto autostradale: le colline e gli Apennini si tingono finalmente di rosso...
Trovare ad aspettarmi una meravigliosa foto del matrimonio dei miei nonni. Una foto in bianco e nero a cui, qualcuno, ha deciso di donare comunque tenui colori. E così lo splendido sorriso della mia amatissima nonna è evidenziato da un tenue color rosa posato sulle guance. Il nonno, distratto, osserva un punto lontano, oltre il portone della chiesa e mi fa scoprire che, ahimè, è grazie a lui se sono priva di un adorabile nasino alla francese.
La nana domani partirà per Disneyland Paris. Ma non lo sa. Dorme beata nel suo letto, senza immaginare che domani andrà per la prima volta in aereo.
A Parigi.
A Disneyland. E che per la prima volta, dormirà in un albergo.
No, per nostra scelta non lo sa. Infatti ci tritura le palle con il fatto che a Gardaland festeggiano Halloween. Ma almeno non si può preparare, non può crearsi aspettative. Può solo lasciarsi trasportare dall'onda dell'entusiasmo e noi con lei. Potremo godere della sua reazione "a caldo", del suo restare a bocca aperta davanti all'ingresso dell'Aeroporto. Ma per tutto il resto, potremo solo goderci le foto, le telefonate ed i racconti.
No, il mio uomo ed io non saremo con lei. Andrà con i nonni e farà con loro questa esperienza meravigliosa. Perchè lei se lo merita e, soprattutto, loro se lo meritano. Di essere i veri eroi di questa storia, di regalarle un sogno, un ricordo da tenere stretto per le giornate tristi. Di godersela, tutta e fino in fondo...
La nana non lo sa quante cose cambieranno per lei domani. Dorme, sogna e sorride.
Perchè, in fondo, è così che va affrontata la vita. Con cristallina incoscienza.
Sono piena di aggressività che, inevitabilmente, esce sempre con le persone e nei luoghi meno indicati...
Mi sto perdendo. E con me, sto anche perdendo il sapore di tutto ciò che amo...
Sarà anche che sono un pò stressata, ma così facendo faccio del male a me stessa ed anche agli altri. E non voglio. Non voglio perchè mia figlia ed il mio uomo sono quanto di più prezioso e meraviglioso io abbia mai avuto nella mia vita. Ed amo entrambi incondizionatamente. E se vado avanti così, ci sta che io possa rovinare tutto. Per sempre.
Ridatemi la mia voglia di vivere, di ridere, la pazienza zen, gli interessi, la gioia, il gusto.
Datemi la forza di sopportare le ipocrisie, le cattiverie gratuite, le delusioni e tutto il resto.
Prozac?
Ci deve essere stato un preciso momento, nella mia vita, in cui il sentiero ha bruscamente virato. In cui ho scelto destra, invece sarei dovuta andare a sinistra. In cui tutto ciò che sono, che mi sento, è stato offuscato da qualcosa, presumibilmente una scelta sbagliata...
Ed anche se ho cercato di aggiustare il tiro, anche se ho cambiato vita, testa, modo di rapportarmi, desideri ed aspirazioni, continuo a pagare per quell'errore... E non capisco. Non riesco davvero a visualizzare quel momento.
Mi aggrappo alla speranza che, prima o poi, tutto torna. Che chi mi vuole male (ma non necessariamente a me: diciamo chi vuole male a chiunque) possa, un giorno, trovarsi con un pugno di mosche in mano...
Sto velocemente scendendo verso il baratro della disperazione: mi aggrappo all'amore del mio uomo, a mia figlia, ai miei amici. Ma ho le mani unte... Scivolo...
Poco, pochissimo tempo a mia disposizione... Ieri sera ho iniziato il corso di fotografia: bello ed interessante.
Ringrazio tutti per gli auguri, sia quelli ricevuti qui sul blog che quelli ricevuti via sms: come al solito non ho credito, ma sappiate che li ho apprezzati molto...
A risentirci in un momento più propizio...
Domani saranno 30.
Ma la nana continua a sostenere che, in realtà, sono 40.
E mentre reprimo la voglia di infliggerle punizioni terribili (niente tv per 1 anno, segregarla in casa fino alla maggiore età, niente lettone per tutto il resto della sua vita), penso che no, non me li sento. E aspetto quindi che mi regali i famosi "petalo blu", per farmi stare più comoda...
Domani festa. Domani farò una pausa nell'esilio volontario da Milano.
E oggi parto felice, sapendo che domenica morirò dalla voglia di ritornare a casa.
La mia... La nostra...